
A differenza delle grandi cantine, che si è abituati a veder rappresentate nei testi di enologia, le cantine del ricetto sono di ridotte dimensioni, sono le cantine familiari tipiche dei piccoli agricoltori, dei piccoli proprietari terrieri.
I redditi, derivanti dalla commercializzazione del vino prodotto, contribuiscono in modo essenziale al bilancio familiare e il Ricetto, pur avendo in tempi successivi perso la sua funzione difensiva, con le Sue cantine ritorna a racchiudere e conservare quanto di più prezioso possiedono i candelesi.
Nella cantina veniva riposta tutta l'attrezzatura necessaria al completamento del ciclo di produzione, da quella che serviva per la raccolta a quella per il trattamento delle vinacce e del vino.
Questa vecchia attrezzatura merita una considerazione ad hoc, i suoi elemento sono di costruzione prettamente artigianale e a tutt'oggi non più in produzione ad eccezione delle botti.
I componenti principali sono in legno lavorato a mano, un legno diverso a seconda del tipo di attrezzatura, rovere per le botti, rovere o castagno per le bigonce, ciliegio o pioppo per gli imbottatoi ed i contenitori, pero o acero per le spine e le cannelle, salice per i cesti od il rivestimento dei contenitori, un artigianato in simbiosi con la natura che abbiamo perso o stiamo perdendo con l'avvento della plastica.
Le attrezzature e le tecniche usate per la produzione del vino hanno avuto nel tempo una loro evoluzione, come tutte le cose, e la cantina museo non vuole solo essere una istantanea di un determinato periodo storico ma si propone anche di evidenziarne, per quanto possibile, questa evoluzione.
PARTE DESTRA:
In fondo le attrezzature per la raccolta dell'uva, bigonce, ceste, tini, ammostatori
Seguono la pigiatrice e le botti per la fermentazione dell'uva. Si noterà che la prima botte è posta in verticale e questo illustra il vecchio sistema, nel quale le vinacce venivano immesse attraverso lo sportello superiore e fatte fermentare.
L'inconveniente era che il mosto, fermentando, aumentava di volume richiedendo così una sorveglianza quasi continua affinché non traboccasse dal bordo senza contare la necessità di dover riposizionare tutte le volte la botte con notevole fatica.
La soluzione successiva fu quella di mantenere la botte in orizzontale allargando il foro superiore, per poter immettere comodamente le vinacce con l'imbottatoio, e dotandolo il tappo di una canaletta per lo scarico automatico del mosto in eccesso.
PARTE SINISTRA:
Una volta completata la fermentazione veniva spillato il vino e travasato nelle botti di conservazione che si vedono a sinistra. Le vinacce risultanti venivano spremute col torchio, che si vede in fondo alla cantina. Del torchio, di tipo relativamente moderno, va notato il basamento ricavato in un unico blocco di pietra e di peso notevole.
Successivamente e dopo i necessari travasi per eliminare i depositi (la cosiddetta feccia), il vino veniva travasato nei contenitori di vetro, per la conservazione ed il trasporto, che si vedono in fondo a sinistra (Damigiane e pinte di diversa volumetria).
In fondo si nota anche un distillatore in rame, col quale venivano distillate le vinacce risultanti dalla torchiatura per ottenere della grappa che serviva sia rallegrare i consueti ritrovi conviviali sia a curare, a quei tempi, eventuali raffreddori o influenze.
Un altro prodotto secondario, derivante dal processo di vinificazione, era l'aceto presente immancabilmente in tutte le cantine nei più diversi contenitori (di solito di recupero) che potevano essere piccole botti o contenitori in terracotta come si vede nella vetrinetta dell'aula didattica.
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