In questa sezione l'accento è stato posto sulle diverse varietà di uve (i vitigni): sono loro che nel loro insieme (una quarantina) formano un'interessante quanto preziosa raccolta di biodiversità.
Vi sono compresi vitigni attualmente tra i più diffusi nei vigneti biellesi, distribuiti in 4 filari secondo la percentuale con cui rientrano nella rispettive composizioni dei 4 vini DOC rossi della provincia di Biella (Lessona, Bramaterra, Coste della Sesia e Canavese rosso) che, com'è noto, derivano da più varietà di uve. Li compongono, infatti, Nebbiolo (noto come Spanna nel Biellese), Croatina (detta anche localmente Nebbiolo), Uva rara (la Bonarda biellese), Vespolina, Barbera e Freisa.
Ma ciò che rende il vigneto un vero e proprio "museo" della biodiversità è la collezione di vitigni del passato, quelle varietà di viti che erano un tempo coltivate in gran numero e che oggi, quasi dimenticate e divenute rarissime, sono state recuperate e sono oggetto di studi e di tutela.
In parcelle di 4 od 8 ceppi per ogni cultivar si trovano varietà tipiche del Candelese (come la Riundasca e la Melasca), vecchie cultivar biellesi ad uva bianca (Moscato, Malvasia bianca, Greco o Erbaluce), vitigni ormai rari propri di tutto il territorio biellese, dalle aree occidentali alle zone orientali (Neretti, Durasa, Pignolo spano, Rastajola, Varenzasca, Slarina, Barberun, Uva di Biella, Negrera, ecc.).
Vi sono, infine, varietà per usi particolari, come la Cipriana, dalla polpa soda e insapore, ma perfetta per essere conservata sotto grappa, il fragrante Moscato d'Amburgo, squisito da mangiare, il Tenjin dalla polpa scurissima, che serviva a dar colore ai più slavati vinelli, la Barbarossa, dai bellissimi grappoli rosa intenso, il Lambruschino, tardivo e tanto ricco di estratto e colore da conferir corpo e sostanza alle vinacce aggiunte di acqua, la precoce Luglienga, che era tradizione allevare accanto alle case.
Uve diverse per usi molteplici, dunque, in un'economia rurale rivolta all'autoconsumo più che allo scambio e al mercato: uno sguardo sugli usi antichi, sulle tradizioni di un mondo rurale ormai scomparso che è fondamentale capire, per apprezzarne i valori e serbarne memoria.
I visitatori potranno anche osservare le diversità morfologiche tra queste uve, sia di quelle antiche e ormai rare, che di quelle che si ritroveranno... nel bicchiere, gustando un vino biellese. Potranno esercitarsi nel riconoscere questo o quel vitigno e, per i più curiosi, non manca una sezione in cui esercitare memoria e spirito d'osservazione partecipando al "quiz della biodiversità".
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