In questa particolare cellula museale si possono vedere esempi di alteni, ovvero viti allevate su alberi, con piante del vitigno Erbaluce che si arrampicano e vegetano sopra ad aceri campestri (denominati localmente sarabi).
Gli alteni (autìn) erano ampiamente diffusi fino al secondo dopoguerra in tutto il piano a sud di Biella tanto da caratterizzarne il paesaggio. Negli ampi spazi tra le piante si coltivavano cereali ed ortaggi, mentre gli alberi su cui si allevava la vite offrivano frutti, legname e fogliame per nutrire il bestiame. L'acero campestre, ad esempio, dava legno da opera, mentre le parti verdi erano cibo per gli animali.
Accanto a questa antica forma di coltura promiscua, si può osservare un esempio di sistema colturale specificatamente destinato alla vite, sviluppatosi un poco più tardi nei luoghi di viticoltura intensiva. Si tratta della "cadrega ", in voga un tempo a Masserano e dintorni: viti di Nebbiolo sono disposte ed allevate in modo che i tralci possano sfruttare al meglio risorse quali luce e calore ma non è possibile, se non solo con attrezzi manuali e con una certa difficoltà, svolgere operazioni come lavorazioni del terreno, concimazioni, potature e trattamenti antiparassitari.
Pertanto anche questi sistemi colturali hanno più recentemente ceduto il passo ai più razionali filari a distanze che permettono il passaggio del trattore, realizzati con pali, piccoli tutori per le singole piante e fili metallici. In tal modo è stata realizzata la rimanente e più ampia parte del vigneto.
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