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Piazza Castello a Candelo

Questa definizione toponomastica rileva la commistione nella parlata locale dei termini castello e ricetto: per i candelesi la parola castello era sinonimo di ricetto.

La configurazione dell'antica Piazza Castello è chiaramente individuata nella mappa del 1811, depositata presso l'Archivio Storico del Comune di Candelo, oltre che su quella antecedente del 1805, conservata presso l'Archivio di Stato di Torino. Dall'esame di queste mappe, la piazza ci appare conformata in modo completamente diversa rispetto ad oggi.
 
La piazza assunse la tipologia attuale nello stesso periodo in cui fu costruita la casa Comunale (1819): venne abbattuta la fortificazione del Rivellino antistante la torre porta, con alcune case e obliterato il fossato. Il Rivellino era una sorta di torre antistante quella d'ingresso: impediva alle armi pesanti di "battere" direttamente la torre-porta. Qui si riuniva regolarmente la Credenza come appare da un atto comunale del 1574 ("sotto il rivellino del castello di detto luogo"). I recenti scavi archeologici del 1989 hanno portato alla luce strutture murarie del Rivellino e delle cellule adiacenti.

Il fossato fu interrato forse all'epoca degli interventi napoleonici, anche se cessò la sua funzione molto tempo prima; nel 1700 risultava già occupato da orti, recinti ed altri rustici. Molto probabilmente era un fossato a secco, in quanto i recenti scavi archeologici non rilevarono tracce di sedime limoso.


Origini storiche

Il 5 ottobre 1816 il consiglio deliberava di costruire una nuova casa comunale, mancando a Candelo i locali idonei e necessari per lo svolgimento delle pubbliche funzioni, dovendosi il consiglio riunire addirittura al di sopra di un forno, con pericolo d'incendio ed esposto "...al troppo facile udito di chi volesse rendersi curioso ad ascoltare quanto si viene a trattare nelle sedute..".

La previsione di costruire la nuova casa comunale comportava come conseguenza quella di realizzare una nuovo grande piazza che comprendesse quella già esistente, il sito delle case da demolirsi e quello del fossato da colmarsi anche con i materiali di demolizione non più utilizzabili per la nuova costruzione. Con la stessa delibera si decideva di vendere la cascina denominata Barazza le cui condizioni di conservazione non erano per nulla buone e richiedevano onerosi interventi di risanamento ed i terreni circostanti per nulla fertili e già in parte a gerbido. Queste vendite avrebbero fornito i mezzi economici necessari per costruire la nuova casa comunale. Si diceva inoltre l'acquisto delle "casucce di pochissimo valore" che impedivano l'allargamento della piazza e l'unione con la fossa del castello.

Il 12 ottobre 1816 veniva affidato l'incarico all'Arch. Nicola Tarino della città di Biella di redigere una perizia di stima per determinare l'importo da corrispondere ai proprietari delle case destinate appunto alla demolizione e l'onere necessario per la costruzione della nuova casa comunale.
L'Architetto si recava sul posto e fabbricato per fabbricato, con esclusione del Rivellino e dei forni che già appartenevano alla Comunità, ne descriveva puntualmente la consistenza e destinazione, dei vani civili e rustici componenti gli immobili, nonché il relativo valore anche sulla sorta del "valore dè siti di fabbrica e matteriali di costruzione, sul reddito annuo per prezzo di fitto di ciascuna di dette case, e suoi membri sulla comune dè fitti soliti a perceversi in esso luogo da case simili, e similmente situate, e finalmente sul valore delle case medesime sul rapporto delle comuni vendite di simile costruzione, capacità, e situazione...".
Detti fabbricati (cinque case) erano allineati lungo il ciglio della strada o Piazza, mentre nel retro trovavansi i cortili ed i fabbricati rustici lungo il ciglio del fossato.In prosieguo a tali fabbricati trovavansi una lunga teoria di orti e campi, compresi fra il ciglio della strada ed il fossato, nella direzione della attuale via Senatore Marco Pozzo.
Concludeva la perizia stimando il valore complessivo in franchi 4.527 e datando il suo atto il 25 ottobre 1816. La perizia indicava chiaramente che con i materiali di risulta delle demolizioni si doveva provvedere alla costruzione della nuova Casa Comunale il cui progetto venne affidato all'Arch. Tarino stesso ed i cui lavori iniziarono nel 1819.

Per la realizzazione di tale intervento fu necessario richiedere l'autorizzazione ai proprietari delle cantine sottostanti la nuova Casa Comunale e precisamente ai signori: Viana Roberto per il tinaggio sotto alla scuola; Giovanni Battista Ottina per la successiva cantina della Congregazione ; Felice Serra d'ordine del fratello Carlo; Pietro Giuseppe Falla Tomena; Giovanni Ferraris Domenico; Vittoria Curoso; Cagna Albertina; Giorgio Albertini; Pozzo Giuseppe per suo cognato Ferraris residente a Vercelli; Giacinto Barazzia pure per suo cognato Ferraris.
Gli stessi con atto deliberativo dato 20 giugno 1817 autorizzarono la realizzazione della nuova Casa, "con la condizione precisa ed inscindibile che tutte le opere di restaurazione delle muraglie e formazione delle volte che la comunità dovrà fare eseguire, sempre a totale di lei spese, vengano eseguite per tutto il prossimo mese di settembre onde non impedire nel prossimo autunno il libero rispettivo uso..."


Riduzione da
Piazza Castello, quando non c'era la piazza
di Luigi Ferraris e Simona Botta