
Tra '800 e '900 Candelo era un paese completamente agricolo diviso in tre frazioni: Villa o Capoluogo, Arbengo, Porcignanco.
L'occupazione principale era la coltivazione della vite che impegnava la maggior parte dei componenti delle famiglie, infatti vi era un elevato numero di bottiglierie, osterie e rivendite di vino all'ingrosso e al minuto. Numerose erano le botteghe con una grande quantità di merci a disposizione: caffettiere, prestinaio, birraio, venditore di vino all'ingrosso e al minuto, macellaio- vinaio, pizzicagnolo.
Poiché quasi ogni famiglia possedeva del terreno e degli animali da cortile e da stalla, il fabbisogno alimentare era assicurato; in caso di esubero, dopo averne fatto delle scorte per i momenti di crisi, li vendevano ambulantemente o nei commestibili. Questi erano situati principalmente in Piazza Castello e nelle vie limitrofe: Via Moglia, Via Molignati, Via Vittorio Emanuele, Via Macelli, Via Matteotti.
Gli unici altri mestieri, che richiedevano utensili e capacità particolari per svolgerli e che quindi ogni famiglia non poteva avere a disposizione, erano quelli del prestinaio (panettiere), del falegname e, in misura minore, del pizzicagnolo. I primi due abbondavano in ogni frazione e, poiché non vi erano molte strade, si può supporre che in ogni via ci fossero più negozi dello stesso genere.
Per quanto riguarda osterie e cantine, erano a conduzione familiare, come per la maggior parte delle botteghe, erano situate nella medesima abitazione del loro proprietario e non davano da dormire. Erano tutte situate in Piazza Castello o nelle sue più immediate vicinanze: Orso Giuseppe osteria "Dei tre re", Masserano Tommaso osteria "Della Volpe", Debais Marcantonio osteria "Del Bottalino" e poi anche Quarello Francesco, Migliore Vincenzo, Pisano Giuseppe, Cagna Gerolamo, Cagnassola Giovanni, Albertini Carlo e Giovanni, Cantone Simone, Bolengo Ignazio, Cagna Antonio. Essi vendevano vino e caffè, ma in alcuni casi avevano anche un duplice ruolo: macellaio- venditore di vino o caffettiere - distillatore. A San Lorenzo due famiglie avevano il monopolio: Biollino della Rossa Giuseppe e Gerolamo, Falla Giuseppe; infine a San Giacomo aveva una vendita di vino Pozzo Giacomo. Anche le zone più lontane dal centro avevano i loro "locali": Ottina Antonio, Bolengo Camilla, Viana Francesco, Valle Giacomo ("cantina di campagna"), Ferraro Francesco, Pezza "Pomporin" Giuseppe.
Al volgere del secolo la situazione cambiò. Candelo si era molto ingrandito e negli anni '30 contava quasi tremila abitanti, alcuni dei quali però emigrati all'estero e principalmente negli USA e in Inghilterra per motivi di lavoro. Il paese era ancora prettamente agricolo anche se vi erano già state impiantate almeno due fabbriche: l'Albertini e la Barberis.
Il raggio d'azione di ogni persona si era ampliato poiché con la tramvia Biella-Vercelli (biciolan), il taxi e il posto telegrafico pubblico si potevano raggiungere fisicamente o meno grandi distanze. Nacquero in quegli anni due luoghi di ritrovo: "il ballo" e "il cinema". In paese vi erano vari posti in cui ballare: il "Fil d'fer", il "Mej che gnente" in seguito "Pan Robe", il "Lindo", il "Bal d'la Neira" e la "Duilia". I cinema erano la "Briglia", il "Lindo" e il "Bardot".
Qui i giovani si ritrovavano e, nonostante gli scarsi mezzi, si potevano divertire; per la prima volta anche le donne avevano la possibilità di far vita sociale diversamente dagli anni precedenti, quando non era consono per loro entrare in un'osteria insieme a tanti uomini. In agricoltura la vite aveva perso quell'importanza fondamentale che aveva nell'800; infatti vi era stata una drastica diminuzione del numero di bottiglierie, osterie, cantine.
Quindi mentre le rivendite di vino erano diminuite, i negozi di commestibili, derrate agricole e cereali e granaglie, le latterie, le macellerie (Bertolino Giuseppe, Cantone Amalia, Albertini Alessandrina, Bocca Quinta, Ferrarone Luigi, Maroino Celso, Maffeo Vittorio e figli...) erano aumentate in progressione geometrica; quasi a significare che ogni famiglia che possedeva un fondo aveva anche un negozio in cui rivendere i prodotti del proprio appezzamento.
La maggiore ricchezza aveva portato anche una richiesta diversificata di beni, per cui vennero negozi di calzature, chincaglierie, stoffe, mercerie, giornali, biciclette e tabacchi (Falla Caravino Secondo, Ferraro Carolina, Viana Guido, Banino Francesco, Scanzio Alcida e Concessa).
Anche le donne partecipavano in prima persona o come coadiuvanti alla conduzione della bottega. Alcune di esse appartenevano ad un nuovo gruppo di persone che erano appena arrivate dal Veneto in seguito alla scarsità di lavoro di quelle zone; in certi casi erano viste come straniere di cui diffidare, ma in breve tempo si integrarono fino ad aprire negozi propri.
Per festeggiare le date fondamentali della vita di ogni persona (coscritti, arruolamento, matrimonio) i Candelesi avevano la possibilità di sbizzarrirsi, banchettando in uno dei numerosi ristoranti e trattorie che sorgevano sul loro territorio.
Erano questi dei luoghi familiari sia per i profumi che emanavano dall'uscio (trippa, bagnetto verde, lepre, coniglio, polenta) sia per le persone che vi si incontrava: molti erano infatti gli amici che si davano appuntamento all'osteria per sfidarsi a carte o a bocce e che terminavano il pomeriggio con una bicchierata solitamente accompagnata da canti tipici. Molte erano le trattorie di Candelo, ma da studi effettuati nell'Archivio Storico Comunale, solo nove erano sorte negli stessi luoghi o nei pressi delle bottiglierie dell'800. Alcune in Piazza Castello e nelle vicinanze: il "Caffè - Ristorante del Teatro", l'"Albergo del Moro", l'"Osteria Gallo Nuovo", la "Trattoria Ponte Cervo", il "Ristorante San Michele"; andando verso Biella si potevano incontrare l'osteria "Re Lucia" e il "Caffè - Ristorante della Stazione". A San Lorenzo vi erano: l'osteria - tabaccheria del "Merlo" e quella della "Duilia", mentre a San Giacomo la "Cantina Antica".
La maggior parte degli esercizi, fino al termine della Seconda Guerra Mondiale, era stata a conduzione familiare, quindi passavano da padre in figlio; i nipoti dei bottegai dell'800 saranno invece le prime generazioni ad allontanarsi dalla terra, attirate dal lavoro in fabbrica.
Barbara Cancian
Tratto da "Proloco Notizie" n.7, settembre 1998